AMAngelo Morello
Angelo Morello

Faccio la roba che i creativi non vogliono fare.

Mi occupo della parte meno cool del marketing:
copy, funnel, landing, automazioni, ads.

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About Me

A 13 anni facevo lo Youtuber.
A 16 volevo dominare il mondo col dropshipping.
A 22 ho aperto P.IVA per lanciarmi nel mondo dei freelance.


Qualcosa è andata anche bene.


Ho lavorato in Publicis Sapient sui brand Stellantis.
Ho creato landing, scritto copy, fatto ads e inviato cold email.
Ho anche aiutato qualcuno a fare 2.500€ partendo da 0.


Tutto quello che so, l'ho imparato sbagliando prima.


Oggi costruisco e ottimizzo sistemi che portano persone a comprare.


Il mio metodo è noioso: testare, imparare, ottimizzare.

Ma funziona.

*L'immagine è stata generata dall'IA, non ho bruciato nessuna università.

Hai qualcosa in mente?
Parliamone

Se hai qualcosa da costruire o ottimizzare, scrivimi a:

[email protected]

La mia breve vita.

Hai 5 minuti liberi? allora prego, leggi pure.

Vengo da un paesino del Sud Italia con meno di 10.000 abitanti.
Il numero scende ogni anno.

Nasco 4 giorni prima della caduta delle torri gemelle.

Ho imparato a smanettare prima di imparare a studiare.
Alle elementari avevo creato un fake login per rubare le password Facebook dei miei compagni di classe. Non l'hanno mai scoperto (scusate ragazzi).

Comunque ero già lì a testare cose invece di stare fermo. (primi segni di ADHD)

Alle medie quel mio portatile Acer, era ormai un ecosistema autonomo di virus.

Avevo scoperto i torrent e come modificare la PSP.
Vendetti la modifica a un mio amico per 10€.
Poi, con grande intelligenza strategica, gli feci anche vedere che bastava spostare un file in una cartella. Imprenditore dilettante.

Alle superiori scelsi Ragioneria con indirizzo programmatore perché volevo sviluppare videogiochi.
Presto capii che non era così facile.

Capii anche un'altra cosa: leccare il culo era la forma di sottomissione che più odiavo, insieme a chi la praticava.
Preferivo tenermi il 3 piuttosto che sorridere al professore che mi teneva sul c***o.

Nel frattempo scoprii il marketing e l'imprenditoria.
Passioni strane per un ragazzo di provincia, forse.
Ma non sono mai stato poi tanto normale.

Iniziai a consumare libri e video.
E come negli anni precedenti, iniziai a fare cose per capire come funzionavano davvero.

Primo tentativo: Affiliate marketing con 5€ di budget.
Purtroppo il budget non era il problema.
Facebook mi bannò l'account per violazione delle norme prima ancora che capissi cosa stavo sbagliando.
Non ricordo bene il perché.
Ai tempi aveva il ban facile.

Secondo tentativo: Dropshipping.
Per non spendere soldi, l'idea era inviare i prodotti gratis agli influencer.
Creai lo store su Shopify, l'account Stripe, mi feci spedire il campione.
Arrivò rotto. Mollai.

Sì, ero entrato nella trappola del "guadagna online senza sforzo e rapidamente."
Ci vuole poco, a quell'età.

Mi diplomai nel 2020, durante il Covid.

Decisi di iscrivermi all'università.
Un po' per convenzione sociale, un po' perché sapevo che l'esperienza mi avrebbe fatto crescere, al di là del percorso di studi.

Feci una valigia e mi trasferii a Milano.
Non senza difficoltà, visto che era ancora periodo Covid.

Presto mi sentii un pesce fuor d'acqua anche lì.
Quello che spiegavano a lezione lo avevo già imparato leggendo libri e guardando YouTube.
Sembrava una presa in giro, pagata.
Spesso non andavo a lezione e preparavo gli esami da solo.

Per non buttare completamente quegli anni, al secondo anno decisi di cercare lavoro per fare esperienza.
Inviai 40 CV, tutti tracciati su una tabella Notion.
Tre colloqui in aziende diverse.
Publicis Sapient mi offrì un contratto al primo colloquio, "perché ci sei piaciuto", dissero.

Gasato, iniziai la mia prima esperienza nel mondo vero.
Sapendo già, in fondo, che quella vita probabilmente non faceva per me.

Lavoravo su Stellantis, team Jeep.
Modifiche ai contenuti dei siti e delle promozioni.
Ero il più piccolo nel team, probabilmente in tutto il palazzo, ma ero motivato.

La motivazione però calò con il passare dei mesi.

Dopo i primi tre mesi, avevo già imparato a usare AEM e facevo formazione alle nuove risorse.
Le modifiche erano ripetitive, e non capivo l'ansia e la pressione che i project manager scaricavano sulle loro risorse.
Soprattutto su quelli come me, che facevano il lavoro di un dipendente con lo stipendio di uno stagista.

L'esperienza durò un anno.
Alla fine riconsegnai il PC e scappai da Milano.
Era fine 2023.

Quell'esperienza mi aveva consumato.
Non perché l'ambiente fosse tossico, il mio team era buono, ma perché stavo facendo una cosa contro voglia.
E questo logora più di qualsiasi capo difficile.

Tornai al paesino.
Ristabilii un equilibrio.

Avevo letto abbastanza libri e guardato abbastanza video su business e carriera da sapere una cosa:
non si lascia un lavoro senza averne già un altro.
Così, prima ancora di riconsegnare il PC, avevo già un colloquio fissato.

Un'agenzia marketing locale, imprenditori medio-giovani di provincia.
Si prospettava qualcosa di più stimolante.

Ancora non lo sapevo.

L'esperienza di Milano mi aveva confermato la sensazione che avevo dall'inizio, non sono fatto per avere un capo e timbrare il cartellino.
Troppo ribelle.
Tanto che decisi di proporre a questi imprenditori di lavorare per loro con P.IVA.

A 22 anni aprii partita IVA da solo, online.
Ti lascio immaginare le facce e i pensieri dei miei genitori.
Classici genitori del Sud, sempre stati dipendenti, che vedono partita IVA e imprenditoria come il male assoluto e distante anni luce dalla loro realtà.

Un po' li capisco.
I genitori vogliono sicurezza per i loro figli.
Ma io non cercavo esattamente quella.

In ogni caso, pensavo che aprire P.IVA significasse automaticamente libertà.

Non avevo capito niente.

La storia era sempre la stessa: andavo in ufficio alle 9:30, uscivo alle 18:30, in pausa pranzo tornavo a casa.

Bella merda.

E ora ci mettevo anche i soldi della benzina.
Per di più, dopo qualche tempo, i "capi" iniziarono a chiedermi di fare di più.
Restare fino alle 19, andare tutti i giorni in ufficio.

Avevo aperto P.IVA per essere libero e mi ritrovavo più in gabbia di prima.

Arrivammo ai ferri corti.
Ci salutammo poco cordialmente.

Pensai al da farsi.
Non credevo di avere ancora abbastanza esperienza per mettermi del tutto in proprio, così decisi di inviare di nuovo CV.
Questa volta solo per posizioni full remote.
In 30 giorni avevo un nuovo colloquio: startup, buona RAL, full remote.
Sembrava un bel salto avanti.

Passai il primo colloquio.
Passai il secondo.
Al terzo e ultimo, quello con il founder, non si presentò nessuno.

Mi lasciarono a fissare me stesso in video per 15 minuti.

Scrissi un'email abbastanza diretta.
Mi risposero la sera, avevano preferito proseguire con un'altra persona.
Bella merda anche quella volta.

Capii una cosa che nessuno ti dice all'università:
il mercato del lavoro funziona esattamente come qualsiasi altro mercato.
Vince chi sa far capire all'altro cosa ci guadagna.
Se non sai comunicare il tuo valore, la laurea non vale il foglio su cui è stampata.

Quella volta la presi sul personale.
Mi promisi di non inviare più CV.
Dovevo farcela da solo.

Iniziai a pensare cosa fare e come vendermi.
Dopo un po' di analisi e ricerche, mi buttai nel mondo della consulenza e formazione. Era il 2024.
Feci una landing con opt-in (come vedevo fare dai guru) e una VSL dove spiegavo cosa avremmo fatto insieme.
Lanciai le ads.

Ovviamente fu un flop.
VSL imbarazzante, nessuna offerta, nessun target definito.

Aggiustai la mira.
Decisi di parlare ai nutrizionisti, chissà perché, ma ci credevo.
Iniziai con l'outreach per non buttare i miei risparmi in campagne fallimentari.
Riuscii a far prenotare alcune call.

E indovina? Non chiusi nemmeno una collaborazione.
Scoprii che ero veramente scarso a vendere.
Tutti mi dicevano "ci penso e ti faccio sapere."
Sappiamo tutti come andava a finire.

Mi fermai.
Decisi che serviva un'offerta chiara e che forse conveniva propormi gratis per iniziare ad avere recensioni e casi studio.

Creai un'area riservata su Notion con dei moduli, ogni modulo affrontava un argomento di marketing diverso, pensato per aiutare i nutrizionisti ad acquisire pazienti online.

Ripresi con l'outreach.
Stranamente (o forse no visto che era gratis) tre nutrizionisti decisero di iniziare il percorso.

Dei tre, uno mollò perché aveva altri impegni.

Un'altra non seguiva niente di quello che le dicevo di fare (ci sta se non paghi un servizio gli dai pochissimo valore).

Ne rimase una.
Lei era diversa: mi scriveva per prima, non dovevo inseguirla.
Seguiva quello che le dicevo anche quando mi scriveva che aveva paura.

Indovina? Partendo da zero, fece 2.500€ con 7 pazienti in 30 giorni.

Io ero super felice, il mio primo caso studio.
Lei ancora di più.
La collaborazione continuò.

Raccolsi quei moduli di Notion, creai le lezioni video, li sistemai su Skool e costruii ufficialmente il percorso vero e proprio.
Lo inviai gratuitamente alle due clienti rimaste per avere feedback.
Ottimi riscontri.

La creatrice del caso studio però, dopo un po', decise di continuare da sola. Legittimo.
L'altra non mi scrisse più.

Era passato un anno da quando avevo iniziato l'outreach la prima volta.
Era il 2025. Avevo fatturato 0.
Avevo però avuto 3 clienti, anche se gratis, e imparato tantissimo.

Raccolsi gli screenshot dei messaggi, scrissi un caso studio, creai una nuova landing e rilanciai le ads.

Tanto basta un bel caso studio, no?

No, caro. Non basta.

Cambiai funnel, cambiai angoli di comunicazione, cambiai tutto.
Le campagne non portavano clienti paganti, solo qualche email timida e qualche messaggio su Instagram.

Non mi arresi.
Decisi di fare un ultimo test.
Nuovo funnel, senza opt-in, con un video da 10 minuti costruito bene, dove cercavo di far capire chi ero e come lavoravo.

Spesi 400€ di ads.
Le metriche erano buone:
CPC 0,30€, CTR 2,63%.
Il video generava engagement, molti arrivavano fino alla fine.
Qualcuno prenotò anche la call di candidatura.

E tornò il mio problema più grande: non sapevo vendere.

Mi mangiavo le mani dopo ogni call chiusa con "ci penso e ti faccio sapere."
Dopo qualche sessione di tortura psicologica autoinflitta, decisi di mettere il progetto in pausa.

Non perché fosse un fallimento, anzi. Avevo capito cose che nessun corso poteva insegnarmi:

- Non bastano i soldi per lanciare campagne.
- Saper vendere vale quanto avere una buona offerta, e sono due mestieri separati.
- Per validare qualcosa devi farti pagare. L'interesse gratuito non conta.

E soprattutto: amavo testare e costruire cose.
Landing, copy, automazioni, funnel, progetti da zero.
Il processo di testare qualcosa e vedere se funziona.

Era quello che mi dava energia.

Forse questo è stato il risultato migliore di quell'anno di master accelerato di vita e business.

Un master pagato in tempo, rimpianti e stress. E qualche soldo.
E per una persona come me, che impara solo facendo, quelle esperienze sono state un dono.

Quel pezzo di percorso è stato solo il 2% della mia vita. (se non muoio prima degli 80 anni)

Ho ancora molto da fare.

Ci si vede.